Nel corso degli scavi del metandotto, realizzato da Snam tra Cremona e Sergnano, sono state individuate
diverse evidenze ascrivibili all’età romana.
Anche se,
come vedremo, si tratta di ritrovamenti di natura e funzione
diversa, la totalità dei dati è relativa direttamente o indirettamente
ad aspetti insediativi, che ampliano un quadro
sino ad oggi ancora eccessivamente ridotto per la provincia
cremonese e contribuiscono alla comprensione del contesto
rurale in Cisalpina[1]
.
Il popolamento romano della pianura rientrava in un
grande quadro insediativo, un progetto di ampio respiro che
prevedeva la costruzione di infrastrutture stradali, il potenziamento
dei percorsi preesistenti e la grande opera di
assetto e bonifica agraria nota come centuriazione [2]
.
La
fondazione delle
colonie di Cremona e Placentia, oltre che
legata a dinamiche politico-militari, rappresentava la volontà
di creare un avamposto settentrionale, in un territorio che
aveva grandi risorse economiche e agricole per finanziare
l’apparato statale e, come nel caso di Cremona dopo la
battaglia di Filippi, liquidare la richiesta di terre da parte
dei veterani [3].
In un contesto così complesso si andavano a
inserire gli insediamenti rurali, non solo nella naturale
ottica dello sfruttamento agricolo, ma anche, del controllo
territoriale, in un quadro ancora complesso e precario agli
inizi del II secolo a.C., soprattutto dal punto di vista dei
rapporti politici e sociali tra Roma e le popolazioni indigene.
Soltanto a partire dal I secolo a.C., con il definitivo
e stabile controllo romano sul territorio, possiamo
pertanto immaginare una diffusione ampia e capillare degli
insediamenti rurali.
In maniera preliminare va sottolineato
come gli attuali confini della provincia cremonese non corrispondano
esclusivamente a quelli dell’antico ager cremonensis,
diviso e assegnato a partire dalla fine del III secolo
a.C., ma comprendano anche parte del territorio riconducibile
all’ager bergomensis, centuriato verosimilmente
molto più tardi, come per la vicina Laus Pompeia [4]
, a partire
dal 89 a.C., in seguito all’azione della lex Pompeia de Transpadanis [5]
.
Tale premessa è indispensabile nella comprensione
di un contesto rurale complesso, non solo nelle sue definizioni
cronologiche, ma anche spaziali.
I lavori hanno
così permesso di leggere in maniera più ampia i caratteri
del popolamento in età romana, dal momento che sono stati
diversi i siti individuati e attribuibili distintamente ai territori
dei due centri antichi.
Nella fascia settentrionale,
quella di pertinenza bergomensis, si registra il rinvenimento
della villa di Sergnano, di resti di insediamenti e strade
nell’area compresa tra Romanengo e a N di Genivolta e Soresina.
Nel settore centro-meridionale, quello dell’ager cremonensis,
oltre ad alcuni resti insediativi tra Casalbuttano
e Soresina, di notevole interesse sono l’area di Olmeneta,
con quattro siti, e la villa di Pozzaglio.
La documentazione archeologica
Nella fase più antica, nel II e agli inizi del I secolo a.C., le
testimonianze sono piuttosto rarefatte e limitate. A Pozzaglio
loc. Solarolo del Persico, sul futuro sito di una villa, si
hanno le prime tracce, non a carattere edilizio, a partire dalla
fine del II secolo a.C., come emerge dai dati relativi al materiale
ceramico presente negli strati più antichi. Al medesimo
periodo sono riconducibili le notizie di frequentazioni,
anche in questo caso desunte esclusivamente dal materiale
ceramico senza contesti edilizi, di Olmeneta (Sito 32),
Corte de’ Cortesi (Sito 41), Casalbuttano (Sito 38). È
quindi possibile che in questa fase, non essendo il territorio
ancora pienamente sotto controllo, l’insediamento fosse
non solo rarefatto, ma concentrato in aree più sicure,
magari gravitanti attorno alla città e, come nel nostro caso,
lungo il settore orientale, comunque in area con presenza
cenomane e quindi fedele a Roma, a partire dalla vittoria
romana di Gaio Cornelio Cetego.
Nella maggior parte degli impianti individuati tuttavia
sembra intensificarsi la frequentazione nel I secolo a.C., forse
successivamente al nuovo riassetto della centuriazione di età
triumvirale, che dovette provocare significativi cambiamenti
dal punto di vista della densità distributiva e delle
sorti delle proprietà preesistenti.
I dati si fanno più cospicui
a partire dal I sec. d.C. e, nel nostro caso, emergono
tre grandi impianti: Pozzaglio (Sito 50), Olmeneta (sito 33)
e Sergnano (Sito 22) [6]
.
I tre siti pur non essendo, come vedremo,
gli unici portati alla luce, si rivelano di maggior interesse
in primis per la superficie individuata e, poi, per la
tipologia delle evidenze che permette di cogliere una più
articolata distribuzione planimetrica.
 |
Tav.1 Pianta del sito di Pozzaglio |
A Pozzaglio (Sito 50), pochi metri a E dalla via Brescia, che ricalca in parte l’antico percorso romano, cardine della
centuriazione cremonese, è stato individuato un complesso
piuttosto articolato (tav. 1). Il sito si sviluppava in due
nuclei contigui, uno a N, con la presenza di un’area destinata
ad attività di servizio e uno a S, nel quale è stato individuato
un edificio.
Il limite N delle strutture è rappresentato da
un canale di scolo che doveva servire allo smaltimento
degli scarichi dell’edificio.
Immediatamente a S del canale
si sviluppa un ambiente le cui caratteristiche fanno pensare
a un lungo corridoio di collegamento tra i vani, con un probabile
accesso a S e l’andamento di alcune fondazioni suggerisce
la prosecuzione dell’edificio verso O.
Lungo il fronte
meridionale sono stati individuati un pozzo e alcuni pilastri.
Si delinea così un’area centrale aperta e porticata.
Nel corso degli anni il primigenio impianto venne implementato
con la costruzione di nuove strutture che si aggiunsero
alla porzione meridionale dell’edificio, rimodulando
l’area porticata e i vani collegati al corridoio.
Il nucleo
a N della villa costituiva parte del lotto appartenente alla
proprietà, destinato all’ambito agricolo e produttivo.
Alcuni
canali regolavano il flusso delle acque per le esigenze agricole,
mentre una serie di buche di palo costituiva probabilmente
l’anima di strutture in legno, utilizzate come ambienti produttivi,
rimesse o ricovero per gli animali.
Erano poi presenti
un pozzo e i resti di una strada interpoderale.
Nel corso
degli anni l’area subì alcune modifiche inerenti il sistema
di canalizzazione e comparvero alcune buche, forse per cavare argilla per le costruzioni e ricavarne al contempo spazi
per scarico dei rifiuti.
Il sito di Olmeneta (Sito 33) (tav. 2) è stato individuato a
NE dell’attuale abitato.
Venne edificato su un dosso fluviale
dell’Oglio, quindi in una porzione relativamente vicina al
fiume e ai vantaggi che ne derivavano, ma comunque al
riparo dal rischio idrico degli allagamenti. Inoltre, la scelta,
come per la villa di Pozzaglio, venne dettata probabilmente
dalla vicinanza dell’antica via Brescia7
, poco distante.
Il
primo sfruttamento dell’area, databile al I secolo a.C. è relativo
alla presenza di strutture in legno, come si evince da
numerose buche di palo.
Non è possibile stabilire una planimetria
o una destinazione funzionale precise, in quanto
tale tipo di strutture poteva avere sia carattere residenziale,
seppure modesto [8]
, sia produttivo o funzionale alle attività
agricole (magazzini, stalle et cetera)[
9]
.
Sono state inoltre ritrovate
due tracce riconducibili ad aratura, ma la loro posizione
ed esiguità lascia alcuni dubbi circa la reale funzione.
Agli inizi del I secolo d.C. si assistette a una rimodulazione
generale: furono rimosse le costruzioni di legno dell’area
centrale per far spazio a un nucleo in muratura e
l’area edificata, sebbene labile, si distribuì notevolmente in
maniera eterogenea. Una serie di strutture murarie definiva,
nell’area centrale, due vani di modesta grandezza.
Questi facevano parte di un edificio più articolato, ma
non è chiaro se residenziale o di servizio.
All’esterno, a N,
erano inoltre presenti due fosse di fusione del ferro, per attività
artigianali (fig. 1).
Nel settore meridionale e occidentale
invece, erano presenti lacerti murari, pilastri e
buche di palo, tra cui alcune che delineavano una struttura
rettangolare per contenere attrezzi o derrate.
Dal punto di
vista distributivo di un certo rilievo appare la fondazione
individuata a N, da mettere in relazione con un edificio più
imponente, di cui non si hanno però ulteriori tracce, perché
oltre il limite occidentale dello scavo. Va sottolineato tuttavia
come la presenza di canalizzazioni di scolo in nuda terra
poco distanti potesse rappresentare un limite di proprietà
o di destinazione d’uso con le costruzioni individuate a S.
È probabile infatti, che le strutture meridionali fossero di
servizio alla pars rustica di un complesso ampio e plurinucleato,
la cui separazione era sovente prescritta anche per
scongiurare rischi di incendio dell’intero complesso [10].
L’edificio di Sergnano (Sito 22) (tav. 3) sorgeva, nella prima
metà del I secolo d.C., poco a O del Serio, al riparo dalla
valle del fiume, che, come ancora oggi visibile dai numerosi
resti di meandri antichi, aveva un percorso tortuoso
e instabile.
Le evidenze ritrovate, nonostante l’esigua
area di scavo [11], suggeriscono un impianto di grandi dimensioni
che usufruiva di una superficie estesa.
 |
Tav.2 Pianta del sito di Olmeneta |
Il limes settentrionale dell’edificio era costituito da un canale, che
creava un divario netto tra la superficie edificata, quella a
S, e quella destinata probabilmente alla coltivazione. Dell’edificio
è stata individuata una serie di vani, con una
certa articolazione spaziale (figg. 2-3).
 |
Fig. 1 La fossa per la fusione del metallo |
Definiscono una
distribuzione ad L e tale perimetro è assecondato dall’andamento
di un piccolo canale, da mettere in relazione con
il punto di caduta della copertura, come scolo pluviale.
Il
fronte meridionale si affacciava su un portico scandito da
una serie di pilastri.
Dei tre pilastri individuati, quello cen-
41
trale aveva dimensioni più modeste e appariva leggermente
disassato, forse in conseguenza di un suo inserimento posticcio
per rinforzare il sostegno del portico.
In aderenza a
uno dei pilastri è stata rinvenuta parte di un’anfora infissa
nel suolo, al cui interno era presente un’olla con coperchio,
con funzione attribuibile a un rito di fondazione.
Poco a
S del portico una serie di strutture murarie, frutto di un’aggiunta
posteriore, sono riconducibili alla presenza di elementi
per le attività di servizio.
A S dell’edificio era presente
uno sviluppato sistema idraulico di servizio per il complesso. Oltre alla posa di due pozzi venne costruita una
vasca rettangolare.
 |
Tav. 3 Pianta del sito di Sergnano |
Dalla vasca, che tagliava un canale E-O
preesistente, ma forse in parte ancora in uso, si dipartiva
ad O un altro canale che proseguiva in direzione dell’edificio
e il rinvenimento di elementi di fistula plumbea si ricollega
alla presenza di una tubatura.
La vasca costituiva
quindi una cisterna di raccolta dell’acqua piovana, tra cui
quella proveniente dalla copertura dell’edificio, convogliata
nei canali.
Ad un certo momento, tra l’edificio e l’impianto
di smistamento delle acque, si inserì una strada interpoderale,
disorientata rispetto al complesso, che doveva servire
per gli spostamenti interni dei mezzi.
Oltre ai tre grandi nuclei sopra descritti, è stato individuato un buon numero di siti coevi, riconducibili a resti
insediativi. La loro descrizione risulta limitata in quanto
spesso si tratta di siti appena intercettati dai lavori di posa
del metanodotto e quindi non indagati su una superficie
estesa.
Si tratta comunque di strutture assimilabili ad aree
di servizio o ambiti residenziali di fattorie e ville [12].
Seppur limitati e di non facile lettura essi contribuiscono
comunque a completare il quadro generale al riguardo.
L’analisi integrata di tutte le evidenze insediative infatti, permette
di presentare diverse osservazioni.
Il primo elemento che emerge è legato all’adattamento di
questi siti al territorio naturale.
Dal punto di vista geomorfologico
la rete dei lavori ha coinvolto numerose unità,
come il livello fondamentale della pianura, dossi e paleomeandri,
in una porzione di territorio solcata da importanti
corsi d’acqua, come l’Oglio e il Serio[13].
Un assetto quindi
abbastanza eterogeneo e complesso, che ha influenzato le
scelte insediative sin dall’antichità, soprattutto da parte
dei Romani, i quali ben sapevano cogliere le potenzialità
e i caratteri di un territorio [14].
La totalità dei siti individuati
occupa infatti, aree geomorfologicamente felici per
l’insediamento.
 |
Fig. 2 Particolare delle fondazioni di un ambiente dell'edificio di Sergnano |
Un caso degno di nota è rappresentato dai
numerosi insediamenti rinvenuti tra Olmeneta e Corte de’
Cortesi.
Oltre al Sito 33 infatti, sono stati individuati
nuclei molto vicini, tutti impostati sul medesimo dosso
fluviale prospiciente l’Oglio [15], indice di un’attenta lettura,
ai fini insediativi, del paesaggio naturale.
Le scelte insediative,
adattandosi necessariamente al territorio naturale,
sottintendono inoltre esigenze di comodità ai collegamenti
con le infrastrutture, come dimostra la vicinanza di molti
siti alla via Brescia.
Dal punto di vista costruttivo per i tre nuclei di Pozzaglio,
Olmeneta e Sergnano la maggior parte delle evidenze è relativa
a resti murari, con utilizzo di materiale laterizio e, ma
solo nel caso della vicinanza ai bacini di approvvigionamento
come a Sergnano, lapideo.
 |
Fig. 3 Panoramica di alcuni amienti della villa di sernano in corso di scavo |
Per gli altri siti vi è predominanza
di strutture lignee, mentre più limitata, non solo per la destinazione funzionale probabile, ma anche perché in
alcuni casi non individuata, appare la presenza di strutture
in laterizio.
In questi ultimi casi si trattava probabilmente
di resti di fattorie o di aree di servizio collegate ad impianti
di grande dimensione.
Va infatti tenuto conto che per ragioni
evidenti spesso le proprietà erano plurinucleate, con
la conseguenza che, alla luce della lacunosità dei resti e
dell’esiguità delle superfici indagate, l’attribuzione funzionale
certa diventa rischiosa e fuorviante nell’ambito
della lettura distributiva del popolamento [16].
Inoltre, non
possiamo escludere la possibilità che alcuni insediamenti potessero
appartenere ad agglomerati di edifici, alla stregua di
villaggio, come i vici [17].
Per quanto concerne considerazioni di carattere planimetrico
sono ancora i tre siti principali a fornire maggiori
spunti.
L’impianto di Sergnano, si presenta con una di stribuzione tale per cui la presenza di aree cortilizie e del
portico lasciano ipotizzare una struttura a sviluppo lineare,
o, tenendo conto che le due tipologie non hanno una differenziazione
così netta [18], più probabilmente ad “U”, organizzata
intorno ad un’area scoperta.
Questa articolazione
prevede quindi uno sviluppo su tre lati, aperti su un’area
di cortile, generalmente verso S, secondo uno schema
classico molto diffuso per l’edilizia rurale, che trova confronto
in un buon numero di edifici censiti nella Venetia
e in Aemilia [19].
I medesimi caratteri sembra presentare la villa
di Pozzaglio: un’area porticata su due fronti ed esposizione
a mezzogiorno. In entrambi i casi l’esposizione a S, rientra
appieno nelle raccomandazioni degli antichi agronomi [20]
In generale però, per tutti i siti individuati, si rivela ardua,
se non impossibile, una definizione spaziale e funzionale
completa tale da permettere di individuare con assoluta
certezza una pars dominica e una pars rustica.
Ciò è dovuto
non solo alla esiguità delle aree indagate, ma anche allo stato
di conservazione delle strutture, tutte in fondazione, tale
per cui non sono più presenti i piani pavimentali e le suddivisioni
interne dei vani. Tuttavia, per quanto riguarda gli
impianti con distribuzione a “U”, nello specifico Pozzaglio
e Sergnano, alcuni confronti e alcune considerazioni legate
all’esposizione ottimale, permettono di ipotizzare una dislocazione
tra pars dominica nel settore occidentale e nord
occidentale e pars rustica nella restante parte dei complessi [21].
Il sito di Olmeneta invece, con la presenza di nuclei
distinti, non è di facile interpretazione planimetrica. Le
strutture infatti, non sembrano avere carattere residenziale,
ma funzionali alle attività agricole, quindi appare rischioso
definirne i caratteri secondo categorie precise, anche se è
possibile assimilarle alla definizione di “schema centrifugo” [22],
cioè in cui diversi nuclei della medesima proprietà non si
concentrano attorno ad un’area chiusa.
Per quanto concerne
i sistemi idraulici, se si esclude il caso di Sergnano, i dati
sono pressoché nulli o limitati ad aspetti più generali di gestione
delle acque.
La labilità dei resti infatti non ha permesso
di rinvenire condutture di scolo o di approvvigionamento,
che pur in alcuni casi dovevano esserci, ma una
serie di pozzi e di canali in nuda terra che talvolta fungono
anche da perimetrazione o limes dei complessi, come per
i già citati siti di Sergnano, Olmeneta e Pozzaglio; mentre
altre volte i canali si rivelano funzionali alle attività agricole
e irrigue, interagendo nella sintassi degli insediamenti ma
facendo parte del più ampio sistema di bonifica e assetto
agrario centuriale.
A tal proposito si rivela come l’assetto
centuriale abbia chiaramente influenzato l’orientamento
della maggior parte dei siti, che risultano coerenti ai due
assetti presenti sul territorio.
Per Sergnano è evidente come
l’orientamento del complesso corrisponda a quello dell’ager
bergomensis e come l’edificio andasse a inserirsi probabilmente
sul lato meridionale della centuria. Ugualmente,
per l’ager cremonensis, gli edifici, tra cui Pozzaglio,
risultano coerenti all’assetto centuriale.
Diversamente si
delinea l’insediamento di Olmeneta, il cui orientamento generale
non corrisponde a quello dei campi centuriati forse,
proprio per la sua vocazione artigianale, non soggetto a
uno schema di orientazione rigido, o per altri fattori.
Si può
pensare infatti, che l’area fosse attraversata da una strada o
da un canale preesistente con un andamento obliquo e che
la fattoria si sia organizzata su questo asse, orientata quindi
non con la centuriazione ma con un’infrastruttura interna
alla centuria che non conosciamo.
Improbabile, per la presenza
di alcuni allineamenti ancora visibili, si rivela invece
la possibilità di essere in un’area non centuriata, anche se
sappiamo che la vicinanza al fiume (in questo caso l’Oglio)
come ad altri elementi naturali di impedimento, in fase di
limitatio, dissuadeva dal prolungamento degli assi di divisione
agraria23.
Per quanto riguarda la cronologia, tutti questi siti non sembrano proseguire oltre il IV-V secolo d.C.,
in cui si registrano gli abbandoni definitivi, eccetto il sito
di Pozzaglio.
Degna di nota infine, oltre che ad alcune necropoli [24] e ai
numerosi canali e opere di assetto agrario riconducibili
alla centuriazione, è la presenza di tratti stradali antichi
individuati [25].
Costituiti da laterizi frammentari pressati
nel suolo, similmente alle strade che oggi i contadini utilizzano
tra i campi per gli spostamenti dei mezzi, coincidono
in massima parte con gli assi della centuriazione e
testimoniano, oltre all’attività agricola intensa, l’esigenza di
collegamenti interpoderali e con gli assi stradali più importanti.
Gianluca Mete
Dal testo Archelogia preventiva e valorizzazione del territorio
"PROGRESSO E PASSATO".
Nuovi dati sul Cremonese in età antica
dagli scavi del metanodotto Snam Cremona-Sergnano
a cura di Nicoletta Cecchini (edizioni ET)
NOTE
(1) PASSI PITCHER 2003, pp. 211-219; BENEDETTI 2012, pp. 242-
247.
(2) In generale: Misurare la terra 1983. Sulla centuriazione cremonese:
TOZZI 1972, pp. 7-51; TOZZI 2003a, pp. 110-122.
(3) TOZZI 2003b, p. 240
(4) Per l’ager bergomensis: TOZZI 1972, pp. 73-95; CANTARELLI
1992, pp. 188-189. Per l’ager laudensis: TOZZI, HARARI 1987, pp.
41-48; METE 2011, pp. 9-23.
(5) LURASCHI 1979; cfr. BONARDI supra.
(6) Pozzaglio località Solarolo del Persico; Olmeneta area fienile
Zucchelli; Sergnano area cascina Valdroghe.
39
Gianluca Mete, Giordana Ridolfi
G
(7) TOZZI 2003b, p. 248.
(8) Varrone, De Re Rustica II, 10.
(9) Columella, De Re Rustica, 12, 15.
(10) Vitruvio, De architectura, VI, 6, 5: Horrea, fenilia, farraria,
pistrina extra villam facienda videntur, ut ab ignis periculo sint villae
tutiores (è opportuno situare i granai, i fienili, i magazzini per il
farro, i forni, all’esterno della villa per evitare il pericolo d’incendi).
(11) Va sottolineato come il sito, indagato parzialmente nel 2010,
sia attualmente oggetto di indagini che potranno integrare i dati e
chiarire in futuro uno sviluppo pressoché completo dell’edificio.
(12) Romanengo (18), Olmeneta (32, 45, 63), Casalbuttano (38),
Azzanello (4), Corte de’Cortesi (41), Bordolano (65), Robecco
D’Oglio (55), Cremona (58).
(13) PELLEGRINI 2003, pp. 19-34.
(14) DALL’AGLIO 1996, pp. 59-68.
(15) MARCHETTI 1992.
(16) Diverse sono le problematiche legate al popolamento di età
romana, soprattutto per la Pianura Padana. Alle difficoltà di attribuzione
funzionale delle evidenze (ville, fattorie, aree plurinucleate,
ecc.) si aggiunge la mancata corrispondenza dal punto di
vista distributivo tra i lotti agricoli e le strutture individuate o individuabili
(missing sites). Per un quadro generale sulla problema tica,
anche se preannibalica e su altra area geografica: PELGROM 2008, pp.
333-372. Per Cremona un calcolo generale viene fornito da TOZZI
2003a, pp. 122-123.
(17) Per un’analisi completa dal punto di vista terminologico e
giuridico: CAPOGROSSI COLOGNESI 2002, pp. 5-47
(18) Fa notare giustamente Gros: ”Il va de soi d’ailleurs que la coupure
entre les deux grands types s’avere dans bien des cas moins nette qu’on
ne le croit: nombreuses sont les villas à développement linéare qui, par
l’adjionction d’ailes laterale délimitant une coeur intérieure”; GROS
2006, pp. 265-349, in particolare p. 325, con numerosi esempi
dalle provincie occidentali.
(19) Per la Venetia et Histria si vedano i numerosi edifici proposti
in: BUSANA 2001, pp 507-538; DE FRANCESCHINI 1999, pp. 189-
191; DE FRANCESCHINI 1999, pp. 175-177; BUSANA 1999, pp.
223-239; BUSANA 2002. Aemilia: ORTALLI 1994, pp. 169-222;
SCAGLIARINI CORLAITA 1989, pp. 11-36. Lazio: MUSCO, ZACCAGNI
1985, pp. 90-106.
(20) Columella, De Re Rustica 1, 5.; Catone, De Agricultura, 1, 3:
Si poteris […] in meridiem spectet (Quando possibile… che guardi
a sud).
(21) BUSANA 2001, p. 524.
(22) ORTALLI 1994, pp. 176-184.
(23) REGOLI 1983, pp. 98-100; DALL’AGLIO 2009, pp. 279-297.