lunedì 4 gennaio 2016

Giovanni Maria Platina: il maestro intarsiatore

Armadio del Platina
Giovanni Maria Platina (Piadena, 1455 circa – Mantova, 1500) è stato un intarsiatore italiano.Conosciuto anche come Giovanni Maria da Piadena svolse la maggior parte delle sue opere a Cremona e si formò nella bottega di Cristoforo Canozzi di Lendinara, divenendo maestro lignario.
"L'armadio intarsiato in legno di cipresso che Giovanni Maria da Piadena o, col nome più consueto, Platina, eseguì attorno al 1477 per la sacrestia del Duomo di Cremona è un oggetto d'arte unico al mondo, che non trova comparazione in altri mobili consimili.
Di proprietà del Perinsigne Capitolo della Cattedrale, è stato affidato per un lungo e sapiente restauro a Vincenzo Canuti, un giovane restauratore di legni prematuramente scomparso.
Alla fine di tale operazione, esso è tornato in deposito al Museo Civico Ala Ponzone, dove ora è possibile ammirarlo nella sua straordinaria qualità.
Questo manufatto combina la conoscenza dei materiali, la capacità tecnica del maestro lignario e le ragioni di utilità pratica dell'armadio stesso, con la sfida alla pittura, condotta con mezzi meno flessibili, ma che esaltano la maestria interpretativa del suo autore.
Si svela così, nascosta dietro le ante chiuse, ma mirabilmente aperte all'arte, di un armadio, la stagione più alta e solenne della tarsia italiana." (da http://www.silvanaeditoriale.it/)
Il Platina realizzò anche nel 1484 il coro ligneo per la Cattedrale di Cremona.
Agli inizi del Cinquecento provvide alla realizzazione dello Studiolo di Ludovico Gonzaga Vescovo a Gazzuolo.
A lui è dedicata un importante via del centro storico di Cremona.




lunedì 28 dicembre 2015

Gli affreschi della chiesa di San Pietro al Po in Cremona

Stupendi, ma poco valorizzati, sono gli splendidi affeschi della chiesa di san Pietro al Po in Cremona.
Siamo di fronte ad una superba decorazione che avvolge interamente tutto l'edificio sacro.
Le fastose decorazioni, realizzate tra la fine del Cinquecento e l’inizio del Seicento, sono considerate – nel complesso – un notevole esempio unitario del tardo manierismo cremonese.
Nella volta, sulle navate scandite da altari, sui transetti, sul presbiterio e in sacrestia spiccano molti affreschi dei maggiori pittori dell’epoca.

Ecco alcuni degli affreschi più significativi (cliccando sull'immagine puoi ingradirla per cogliere meglio i particolari).

LA CADUTA di SIMON MAGO, affresco sulla volta superiore di Giorgio Lamberti



San PIETRO fuori porta, affresco di Giorgio Lamberti
La FLAGELLAZIONE dei S.S. PIETRO E PAOLO, affresco di Giorgio Lamberti


LA CROCIFISSIONE di S. PIETRO sulla volta absidale di Giorgio Picchi
Sguardo d'insieme di tutta la volta affrescata
LA CUPOLA con il GIUDIZIO UNIVERSALE
Per questa opera riguardante il Giudizio universale è opportuno prendere in considerazioni le parole dello studioso cremonese Marco Tanzi, da Vascellocr.it, che fa queste opportune osservazioni:
"Il Giudizio universale della cupola, invece, appare ora firmato da un inesistente Giorgio Lamberti nel 1607: nel 1603 però viene pagato per il lavoro Orazio Lamberti, mentre le guide locali inventano un Giorgio Lamberti "fiorentino" come autore di cupola e presbiterio. 

La confusione delle fonti settecentesche verso due cicli di pittori non cremonesi ha favorito l'abbinamento del nome dell'uno al cognome dell'altro. Se il 15 luglio 1603 c'è il saldo finale a Orazio, l'iscrizione "Georgius Lamberti 1607", illeggibile da terra perché nascosta dal cornicione, è il frutto sgrammaticato di una ridipintura più tarda, un po' come era successo alla firma di Boccaccino nell'abside del duomo: il restauro potrebbe restituire un più corretto "Horacius Lambertus MDCIII".
Orazio Lamberti da Cento è quindi l'Orazio ferrarese "dipintore in Asola" ricordato nella bottega di Bernardino Campi.
Il precedente più immediato del Giudizio universale è infatti la vorticosa Allegoria della Redenzione affrescata da Viani a stretto contatto di gomito con Orazio proprio nel Duomo di Mantova, insieme ad altre componenti centroitaliane articolate, ma non c'è ragione di riferire l'impresa di San Pietro ad Antonio Maria Viani. 
Il Giudizio è pagato a Lamberti, che lo firma, mentre Viani non ha nessun documento che lo colleghi al cantiere cremonese, direttamente o indirettamente. 
Inoltre i bellissimi disegni cechi a gesso rosso su carta azzurra preparatori per la cupola, non sono della stessa mano di quelli eseguiti da Viani, sempre a gesso rosso ma su carta bianca, per la cappella Petrozzani in Sant'Andrea a Mantova.
La cupola è a suo modo un capolavoro di invenzione e di realizzazione pittorica, ma è stata vista con una sorta di localistica insofferenza per i fatti artistici non strettamente cremonesi, un corpo estraneo alla nostra cultura figurativa alla stessa stregua di Giorgio Picchi. 
Questo spiega il sostanziale disinteresse o le citazioni occasionali per due cicli pittorici di straordinario interesse.
Bisogna tornare a guardare il Giudizio universale di Orazio Lamberti: la temperatura stilistica e la tenuta qualitativa dell'affresco rivelate dalle fotografie attendono ancora di essere pienamente valorizzate. 
Bisogna anche capire anche quanto Picchi abbia lasciato in eredità a Lamberti in queste invenzioni magiche e macabre: senz'altro la tavolozza smagliante e ricca di contrasti aridi e di cangianti raffinati di matrice baroccesca non deriva al centese solo dalla consentaneità e dalla frequentazione di Viani. 
Il problema più urgente e indifferibile, però, è lo stato di conservazione ammalorato e precario del murale, che merita più circostanziate premure cui faccia seguito uno sforzo di maggiore visibilità e un'adeguata illuminazione che evidenzi i pregi e le crudeltà di un capo d'opera del manierismo internazionale che Cremona ha troppo spesso trascurato."


mercoledì 2 dicembre 2015

Palazzo Mina Bolzesi a Cremona



Si tratta di un imponente edificio situato nel centro storico a poca distanza dalla Cattedrale.
Unico nel suo genere a Cremona in stile impero offre allo spettatore che proviene da via Beltrami il suo migliore prospetto.
Da via Platina, dove è situato, lo si ammira, gigantesco ed imperioso, nel suo insieme di lesene e colonne.
La facciata di Palazzo Mina Bolzesi è in tipico stile impero, chiara ed imponente nei suoi bassorilievi raffiguranti momenti di antiche glorie cremonesi, quali il giurista di età augustea Alfeno Varo, l’umanista cinquecentesco Lampridio e Gerolamo Vida che fu vescovo d’Alba.
Il timpano si conclude con le tre statue dei personaggi.
Esempio del neoclassico cremonese Palazzo Mina Bolzesi è proprietà del Seminario vescovile, lascito della famiglia Mina-Bolzesi.
La costruzione risale  al 1815, dopo la demolizione, in loco, del convento di Santa Marta.
Un grande stemma della famiglia Bolzesi imperia nel frontone, mentre l’interno del palazzo è arricchito con decorazioni del Manfredini, oltre a numerosi splendidi affreschi del Diotti.
Le preziose sculture, dipinti e arredi, tra le quali opere di Hayez, Ronzoni, sculture del Monti o del Canova, che hanno fatto di questo palazzo una vera e propria galleria d’arte contemporanea nell’Ottocento, sono andate disperse.

Rimane il grande valore storico ed architettonico che Palazzo Mina Bolzesi rappresenta, tappa quindi immancabile nell'itinerario dei palazzi cremonesi.  (da cremonacitta.it)









sabato 21 novembre 2015

Ubaldo Ferrari, figura significativa nella storia di Castelverde



Chi era Ubaldo Ferrari?
Un nome importante per la storia cremonese e di Castelverde, che ha dato il nome all'odierno Istituto scolastico comprensivo e ad una via del paese. Però sul sito dell'Istituto non appare nessuna notizia bibliografica di questo personaggio storico.
E' quindi importante conoscerlo meglio e mantenere vivo il suo ricordo.
"Sarebbe diventato una delle figure più significative della Resistenza e del dopo-Liberazione, se la morte non l'avesse colto a soli quarantadue anni, il 6 febbraio 1936. Nato a Castelverde il 18 giugno 1893, da una famiglia di proprietari agricoltori distinta nella provata tradizione cattolica, cresciuto in una comunità che vide fiorire il miracolo della carità (O.P. SS. Redentore, di cui il padre Primo, era stato cofondatore insieme con Mons. Gardinali), laureato in giurisprudenza, con distacco meditato e sofferto si lancia nelle fierissime lotte per il riscatto delle classe più umili, nell'azione sindacale migliolina e nel Partito Popolare. Passato con l'avvento del fascismo il tempo delle lotte, si dedica alla ricerca scientifica nel campo del diritto penale e processuale, arrivando alla cattedra universitaria. Letterato, musicista, oratore e cattolico convinto è stato un precursore della presenza dei laici nella 
Chiesa e nella società civile": così lo ricorda, in maniera sintetica e chiara, don Ettore Fontana che fu pure parroco di Castelverde, negli anni sessanta, nel suo volume "Segnali e messaggi dal passato. Lineamenti di una storia del Movimento Cattolico Cremonese" del 1989.
Il discorso di Ennio Zelioli Lanzini, parlamentare cremonese, per l'inaugurazione della Scuola dedicata al nome di Ubaldo Ferrari nel 1967 a Castelverde lo delinea come un: "Cattolico a tutta prova, un precursore anche nel mondo della giurisprudenza: uno dei più insidiosi per la retta coscienza di un discepolo del vangelo. "Sia il vostro parlare si, si; no, no; il di più viene dal maligno" (Mt. 5,37). E' stata la regola aurea per questo straordinario protagonista dell'agone politico e forense, vissuto solo quarantadue anni... La sua vasta cultura lo rendeva ammirato conversatore, letterato pianista, concertista finissimo, musico e
critico d'arte, sociologo..."



Nelle foto:
- il monumento a Ubaldo Ferrari al Cimitero di Castelverde con la scritta: Oratore, Giurista, Musico, Letterato e Cristiano Esemplare;
- la  lapide di famiglia di Ubaldo con la moglie Rachele  e i figli in ordine cronologico per data di morte.






sabato 7 novembre 2015

Chiesa di San Luca a Cremona

Particolarissima chiesa cremonese è una delle più antiche della città.
Risale infatti al 1100, anno in cui venne costruita una chiesa molto semplice, a capanna come si dice in gergo, secondo lo stile romanico.
Non è in realtà cambiata, ma viene solo abbellita dal protiro quattrocentesco che accoglie all’ingresso, elegantissimo con le sue colonne ed i leoni.


Cremona sfugge alla peste del ‘500 e rende grazie costruendo il piccolo tempietto ottagonale che occupa la parte sinistra della facciata.
Dedicato al Cristo risorto, realizzato in stile
rinascimentale da Bernardino de Lera nel 1503.
Funzionale, poiché protegge anche un preziosissimo affresco del cristo dipinto sulla facciata, e dunque oggi al riparo.
L'interno della chiesa pesantemente rifatto nel corso del seicento, subì nel 1881, quando subentrarono i padri Barnabiti, un radicale intervento di restauro che riportò la chiesa alla sua primitiva bellezza, spogliandola però delle numerose opere d'arte che l'arricchivano.
Della decorazione quattrocentesca rimangono due ambienti nell'attuale sacrestia: nella prima stanza sono affrescati sulla volta prinicpale i quattro evangelisti, nella seconda la leggenda dei tre vivi e dei tre morti sulla parete laterale, affreschi realizzati da Antonio de Ferrara nel 1419, di evidente stile tardo gotico.
Tesoro è la sagrestia, che conserva affreschi quattrocenteschi.

da turismo.cremona.it e lombardiadavedere.it

domenica 25 ottobre 2015

PALAZZO TRECCHI a Cremona



Un'altro palazzo di Cremona che merita attenzione è Palazzo Trecchi.

Edificato nel 1496 come dimora dei Marchesi Trecchi, il Palazzo ha attraversato metà del nostro millennio come un simbolo del prestigio e del potere consacrato all'ospitalità.
Fra queste mura, lontano dai disordini della grande città, nella quieta e ricca provincia hanno trovato ristoro grandi personaggi come Carlo V, Federico Gonzaga, Cristina di Danimarca, Massimiliano d'Austria, il Cardinale Medici, sono solo alcuni dei nomi che qui soggiornano nell'era d'oro del Rinascimento, trasformando il cuore di Cremona in una piccola ma raffinatissima corte.

A metà dell'800 i marchesi Trecchi decidono di rinnovare l'edificio; decorazioni neogotiche, eleganti colonne, preziosi soffitti arricchiscono questa straordinaria architettura che ancor oggi possiamo ammirare nelle sale disponibili al pubblico.
Acquistata nel 1875 una costruzione adiacente, Palazzo Trecchi si isola completamente, enfatizzando la sua grandiosità, circoscritto da quattro strade perimetrali.
Un'iscrizione nel cortile di Palazzo Trecchi ricorda il soggiorno di Giuseppe Garibaldi mentre altri documenti ci parlano della visita di re Vittorio Emanuele III, del principe Umberto di Piemonte e della Regina Elena in occasione della Mostra Na- zionale dell'Antiquariato Italiano.

L'11 aprile 1990 la proprietà è passata al dott. Guido Gradellini che ha dato inizio ad una serie di onerosi e lunghi lavori di restauro che hanno reso palazzo Trecchi la realtà moderna e dinami- ca, pulsante di attività sociali e culturali di ogni tipo: convegni, seminari e corsi di perfezionamento; manifestazioni culturali quali mostre, concerti e spettacoli; esposizioni e sfilate; ricevimenti e serate di gala.

Tutto ciò si è reso possibile grazie ad un intervento di recupero funzionale che, se da un lato ha prestato la massima attenzione al restauro accurato di tutto ciò che il tempo ha fatto pervenire sino a noi, dall'altro si è occupato di introdurre soluzioni tecnologiche che oggi consentono di svolgere al meglio tutte le funzioni cui l'edificio è destinato.

Oggi la struttura è in grado di accogliere diversi tipi di eventi come:

Meeting aziendali / Cerimonie / Private party / Aperitivi / Pranzi e cene da 10 a 300 persone.

Lo scenario è quello suggestivo e affascinante di una antica corte con archi a ogiva da cui si accede alle sale storiche che hanno mantenuto gli originari affreschi e i soffitti a cassettoni.
Il palazzo offre l’opportunità di scegliere tra le innumerevoli sale storiche, diverse tra loro per stile, colori, capienza, ed epoche storiche.
In particolare la Sala del Teatro e la Galleria delle armi costituiscono delle cornici uniche nel loro genere.
Per tutti quegli eventi che necessitano un ambiente elegante e dal sapore storico pur senza rinunciare ai confort e alle attrezzature più moderne,Palazzo Trecchi si propone come la cornice ideale.

da palazzotrecchi.it



lunedì 19 ottobre 2015

PALAZZO RAIMONDI a CREMONA

Un interessante edificio da conoscere a Cremona è PALAZZO RAIMONDI.
Situato in Corso Garibaldi, 178, lungo la classica passeggiata nel cuore del centro storico di Cremona, è ubicato nei pressi di Piazza Sant'Agata, dove si erge l'omonima Chiesa e Palazzo Cittanova.
Ospita la Facoltà di Musicologia e Paleografia Musicale (sede distaccata dell’Università degli Studi di Pavia) e la Scuola Internazionale di Liuteria.
Al suo interno è visitabile il piccolo Museo Organologico-Didattico, che espone strumenti antichi e diverse ricostruzioni. Costruito nell'ultimo decennio del Quattrocento è opera dell'architetto Bernardino de Lera, pare su su commissione di Eliseo Raimondi, noto ed apprezzato umanista.
Facilmente individuabile poiché si differenzia molto dai classici palazzi d'epoca della città, prevalentemente costruiti in cotto, Palazzo Raimondi si caratterizza dalla facciata di marmo bianco e rosa, rappresentando così un atipico esempio di edificio del Rinascimento cremonese.
Decorazioni in bugnato
Le decorazioni in bugnato che riprendono lo stile dei palazzi tosco emiliani si inseriscono in una facciata spartita di lesene binate che muovono l'orizzontalità della copertura marmorea bicromica.
Il fondale prospettico dipinto da Giovanni Motta nel 1780 è uno degli aspetti artistici e cromatici di maggiore spicco del cortile annesso, che offre un’illusione di ampliamento dello spazio, in gusto pre-romantico.

da cremonacitta.it